Quel propulsore che si chiama Emozione

on Domenica, 15 Novembre 2015. Posted in Un Paese di eccellenze

Che l’Italia sappia poco valorizzare ciò che fa di buono e bello, è un dato di fatto. Che nel nostro Paese via sia una diffusa incapacità (in molti casi, leggasi mancanza di volontà) di fare rete, è cosa nota. Il campanilismo regna sovrano, a tutti i livelli. Una spiegazione ci arriva dalla storia: secoli e secoli in grado di snocciolare tutta una nutrita serie di elementi inconfutabili. In primis, il fatto che la nazione italiana nasce dall’unione di popoli, culture, usi e tradizioni diverse tra loro, talvolta diametralmente opposti. Non c’è da stupirsi, dunque, se da questo crogiuolo di genti, anziché uno spirito unitario, spunta fuori la competizione. Spicca poi un'altra evidenza: il genio italico, quel quid che contraddistingue nel mondo il nostro Paese, ha sempre avuto bisogno di un propulsore che si chiama “emozione”. Una spinta interiore, insomma, che- se sommata a condizioni di urgenza- crea il miracolo.

Frecce  Tricolori

È quanto probabilmente si sta verificando in seguito alla trionfale chiusura di Expo. Che piaccia o non piaccia, l’esposizione universale ha convogliato sull’Italia l’attenzione mondiale, mostrando all’intero Pianeta che il nostro Paese, quando vuole, sa fare le cose per bene. Certo, lo ha fatto con le solite, note tempistiche (siamo arrivati al 30 aprile 2015 con l’acqua alla gola, nel bel mezzo di un pantano di polemiche e colpi di scena). Però ci siamo arrivati. Non solo. Ci siamo arrivati alla grande, e abbiamo fatto goal. Abbiamo stupito 21 milioni di persone, molte delle quali arrivate dagli angoli più sperduti della Terra. Le abbiamo fatte tornare a casa col sorriso. Con l’idea, impressa nel cuore, che l’Italia sia davvero “il bel Paese”. Una bella dimostrazione per i detrattori. Una meravigliosa lezione per tutti coloro che, lo scorso 1° maggio, hanno messo a ferro e fuoco Milano, nella nefasta illusione di imporre a colpi di bottiglie incendiarie, pietre e fumogeni la cultura dell’odio e del nulla. Non è un caso che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia usato queste parole, lo scorso 31 ottobre: “L’atto di chiusura di Expo è davvero una festa. L’Esposizione ci lascia un’eredità frutto del confronto che ha promosso e messo in campo. La giornata di oggi è un passaggio, inizio di un nuovo impegno civico, un ponte verso il futuro”. In un periodo di crisi nera, all’interno del quale gli spiragli di luce sono ancora troppo flebili, per comprendere la stringente necessità di cavalcare i suoi migliori destrieri, l’Italia aveva forse bisogno proprio di questo. Di una spinta emotiva globale e profonda. Di un input potente, che le gridasse: “Vai, ce la puoi fare. E ce la farai alla grande!”. Cosa che, quasi quasi, fa sorridere, se pensiamo al contesto competitivo, globalizzato e iper-avanzato in cui è inserita. Ma noi italiani siamo fatti così. Forse anche questo è il bello.

Expo 2015 Italia

 

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